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Storia di Messina dal 2148 a.C. al 348 a.C.

E’ un impresa raccontare la storia di Messina senza dilungarsi ed inserire dettagli importanti, perché troppi sono gli avvenimenti che la riguardano.

 

Il mare, come un azzurro fiume, divide Messina dal continente, ed è passaggio priviligeto tra l’Adriatico e il Mediterraneo. Messina sorge ad anfiteatro, con sulla destra i un braccio di terra a forma di falce che si estense sul mare, alle spalle una catena di colline, fra le quali le più alte sono l’Oliveto, la Guelfonia, la Caperrina, il Tirone, Dinnamare. Bellissima. Le sue coordinate geografiche sono 38° 17’ di latitudine e 33° 33’ di longitudine, Che rendono la città un’oasi climatica. La città fu sempre munita di mura e fortificazioni: le ultime cinte vennero innalzate dal viceré Gonzaga; Oggi di esse non rimangono che poche vestigia…

 

Nella mitologia greca Messina assumeva un significato primario, fondamentale … Urano, dio primigenio, che rappresentava il cielo stellato, in unione con Gea, la Terra, diede alla luce i sei Titani, le sei Titànidi, i tre Ciclopi e i tre Ecatonchìri.

 

Esseri primitivi che il padre Urano rinchiuse nel Tartaro. Urano nutriva paura nei loro confronti perchè questi rappresentavano lo sprigionarsi delle forze naturali come le Tempeste, i Lampi, i Fulmini ed anche perché temeva che lo spodessastassero. Gea indusse i propri figli a ribellarsi alle volontà del padre. Krono, assalì nel sonno il padre, lo ferì gravemente con una falce datagli dalla madre e liberò i fratelli. Dal sangue di Urano caduto sulla Terra nacquero le Erinni, i Giganti e le Ninfe dei frassini. In quanto alla falce essa cadde sulle rive del braccio di mare che divideva la Sicilia dal continente, ancorandosi con la terra, e formando una bellissima città che per questo fu chiamata Zancle (falce, appunto).

 

La mitologia racconto questo ma la Storia riserva anni di gloria ed onore a questa città. Messina era in tempi antichissimi chiamata Zancle , forse anche in omaggio ad uno dei capi dei suoi primi abitatori detto Zanclo, o forse, come sopra raccontato, dalla parola “zanclon” che significa falce dalla forma del suo porto naturale.

 

La città, si racconta, fu fondata nel 2148 a.C. ben 1375 anni prima di Roma, forse ancor prima.
In una vecchia pianta della città si leggeva:

 

“Antica e Massima città di Zancle, edificata da Zanclo nell’anno del mondo dopo il diluvio 268 ed avanti l’incarnazione 2421, Capo e signora di tutte le nobili città della Sicilia e Massima Repubblica.”.
Fu rifondata dai greci intorno al 757, a.C. dai calcidiesi Cratemene e Periere.
Cinque secoli prima della venuta di Cristo i Samii giunsero a Zancle dove furono accolti come amici. Ma ben presto essi si dichiararono signori e padroni della città. Poco dopo Anassila, signore di Reggio, invitò i Messeni, popolazione di origine greca a stabilirsi sulla costa calabra, per sconfiggere i Sami. Da poco questi erano stati sconfitti dagli spartani accettarono l’invito. Essendo poi Anassila venuto in conflitto con i zanclei, fu aiutato dai messeni nella lotta contro gli abitanti dell’altra riva dello Stretto. I messeni smantellarono le fortezze e le mura della città fortificata e vi penetrarono. Anassila diede ordine di mettere a ferro e fuoco la città, ma i capi messeni: Gorgo e Manticlo non eseguirono gli ordini, perché si riconobbero in quel popolo che con la tenacia e l’amore verso la propria terra resistevano tenacemente e così si accordarono coi zanclei per vivere insieme pacificamente e formare un sol popolo.

 

Dopo questo episodio il nome della città fu mutato in quello di Messana. I messinesi ebbero un libero governo.

 

I messinesi tenevano in grande considerazione la cura del corpo e della cultura dei loro giovani. Due giovani messeni parteciparono e vinsero nei giochi olimpici che si celebravano in Grecia:, Leontisco vinse nella lotta e ad esso fu eretta una statua nella città di Olimpia. Simmaco vinse nella corsa. Un popolo fiero, che nel 395 a.C. combattè  i Cartaginesi, ma questa battaglia costò la perdita di ben 20 mila cittadini che affrontarono a viso aperto il nemico.

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