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Movimento Cinque Stelle all'ARS: le aree militari dismesse vengano restituite alla città

Iniziativa di rilievo all’Ars della deputata Valentina Zafarana, Movimento cinque stelle. Secondo la deputata la Sicilia è inadempiente a differenza delle altre Regioni a Statuto speciale per la restituzione delle aree militari dismesse alla città dello Stretto.

«Nel “libro bianco”del 2002 del ministero della Difesa – così inizia la mozione presentata all’Ars – viene espressamente stabilito che “un trattamento particolare viene riservato agli immobili militari situati nelle Regioni a Statuto speciale e nelle province di Trento e Bolzano”. In forza della suddetta disposizione, sono stati trasferiti alla Regione a Statuto speciale della Valle d’Aosta i 128 immobili facenti parte dell’ex “Vallo Alpino” ivi compresa la funivia del Monte Bianco; con il decreto legislativo 24 aprile 2001, sono stati trasferiti i beni immobili, non più utili alla Difesa, alla Regione Friuli-Venezia Giulia; nel suddetto “libro bianco”, in merito alla Regione siciliana, è stato stabilito un generico impegno, da parte del Ministero della Difesa, alla individuazione dei beni immobili da trasferire; attività a tutt’oggi sviluppata solo in minima parte».

In particolare, la situazione del territorio del Comune di Messina – dice Zafarana – è estremamente critica a causa di insane scelte operate, sin dal 1911, attraverso il Piano regolatore della ricostruzione post-terremoto; invero, in ordine al Piano Borzì, già in fase di approvazione, furono avanzate numerose censure da parte dell’allora Consiglio superiore dei Lavori pubblici; la più rilevante condizionava il nulla osta al rilascio dell’autorizzazione alla dismissione di tutte le aree militari trovate eccessive e sconvenienti in quanto privavano la città di Messina di numerose aree utili all’edificazione di alloggi ad uso civile; nonostante ciò, la condizione imposta dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici è stata totalmente disattesa e moltissime delle aree militari indicate furono impropriamente sottratte al legittimo esercizio dello jus edificandi dei proprietari; la vastità di queste aree e la loro impropria localizzazione è stata la genesi di molte depressioni sociali ed urbanistiche (vedasi la mancata integrazione all’organismo urbano del villaggio di Camaro che venne realizzato in posizione molto distante dalla città a causa del fatto che tra il limite di questa e il nuovo quartiere popolare vi era una vasta area militare del tutto inutile.

In questa errata ottica di sviluppo urbano fu intrapresa anche l’illogica scelta di destinare la Zona falcata ad Arsenale militare, compromettendo l’economia del Porto franco e rendendo quest’area, estremamente significativa ed identitaria per la città di Messina, totalmente avulsa dal contesto urbano, relegandola per oltre un secolo nelle condizioni di degrado in cui versa allo stato».

«A novembre 2002 – continua la deputata – il Comando militare marittimo autonomo in Sicilia, ubicato nella Falce del porto di Messina, è stato trasferito ad Augusta; l’area una volta occupata dall’Ospedale militare, pari a 11.000 metri quadri con una cubatura di 33 mila cubi, che sorge al centro della città di Messina, allo stato è occupata in modo del tutto privo di utilità e per nulla consono, da un semplice dipartimento militare di medicina legale che potrebbe essere trasferito in uno dei tanti immobili in possesso del Ministero della Difesa a Messina; l’ex Direzione di Artiglieria sita su una vastissima area a Camaro Inferiore non svolge più alcuna attività; risultano abbandonate dal ministero della Difesa oltre 100.000 metri quadrati di terreno nonché quaranta costruzioni nella contrada Campo Italia di Messina: E il Demanio regionale non ha mai richiesto al ministero della Difesa il trasferimento di queste aree, nonostante la previsione dell’art. 32 dello Statuto e la sentenza che impone al Ministero la restituzione di tutte le aree in cui sono stati dismessi i compiti di istituto ».

Da qui la richiesta della parlamentare grillina all'ars affinché venga predisposto nell’immediato un piano socio-urbanistico di valorizzazione, riabilitazione e riuso di detti beni, attualizzandone le funzioni e le destinazioni ad usi civici, attraverso interventi di riqualificazione ambientale ed urbana».

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